Nel 2026 il settore ICT entra in una fase di piena maturità: le tecnologie digitali non sono più valutate per il loro potenziale teorico, ma per l’impatto misurabile che generano su efficienza operativa, resilienza e risultati di business.
L’intelligenza artificiale passa definitivamente dalla sperimentazione all’adozione su larga scala. Le aziende superano la fase dei proof of concept per concentrarsi su casi d’uso capaci di generare benefici concreti, misurabili in termini di produttività, riduzione dei costi e miglioramento dei processi decisionali.
Nel 2026 l’IA viene valutata attraverso KPI chiari e metriche di ritorno sull’investimento. Il valore non deriva dalla tecnologia in sé, ma dalla sua integrazione nei processi core aziendali, supportata da dati affidabili e governance strutturata.
I requisiti di sostenibilità ambientale stanno ridefinendo le priorità di investimento ICT. La spesa per la sostenibilità ha già raggiunto 1,4 trilioni di dollari tra Stati Uniti e Unione Europea, evidenziando l’impatto crescente delle normative ambientali sulle strategie digitali.
La risposta strategica delle aziende consiste nell’integrare metriche di sostenibilità nei processi decisionali: selezione dei fornitori, progettazione dei prodotti e ottimizzazione della logistica. Il monitoraggio dell’impronta di carbonio, l’adozione di energie rinnovabili e la tracciabilità dei dati ESG diventano componenti essenziali delle piattaforme ICT.
Secondo Deloitte, il 69% dei Chief Procurement Officer considera la gestione dei rischi e la solidità della supply chain la priorità principale. Nel 2026 non conta più solo ridurre i costi, ma garantire continuità operativa, affidabilità e capacità di risposta alle interruzioni.
Le supply chain tradizionali operano per silos funzionali, con ottimizzazioni locali che generano inefficienze globali. Le supply chain digitali e coordinate, invece, sincronizzano pianificazione, approvvigionamento, produzione e distribuzione grazie a dati condivisi e incentivi allineati.
Secondo McKinsey, l’ottimizzazione della produzione può generare aumenti dell’EBITDA del 2–5%, i miglioramenti manifatturieri del 5–8% e l’ottimizzazione degli approvvigionamenti del 4–7%. Le aziende che raggiungono una piena coordinazione della supply chain registrano incrementi complessivi dell’EBITDA fino al 25%.
Per ottenere risultati concreti dagli investimenti ICT, è necessario superare i silos tra dipartimenti creando team interfunzionali con reale autorità decisionale. Questo richiede un cambiamento di governance, non solo l’adozione di nuove tecnologie.
Nel 2026 il successo delle strategie ICT dipende dall’equilibrio tra tre abilitatori fondamentali:
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