Se la tua esperienza lavorativa fosse un film, quale sarebbe il titolo e perché?
Scelgo la serie tv spagnola: Las chicas del cable.
Le protagoniste lavorano al centralino di una compagnia telefonica: formalmente svolgono un ruolo operativo e poco visibile, ma in realtà si trovano in una posizione privilegiata di osservazione delle dinamiche dell’organizzazione e delle persone. Attraverso il loro lavoro entrano in contatto con informazioni, relazioni e tensioni che attraversano l’azienda.
Anche l’HR opera spesso dietro le quinte, in una posizione di intermediario tra persone, funzioni e livelli diversi dell’organizzazione. Non sempre gli effetti delle iniziative promosse da HR sono visibili a tutti nell’immediato, ma nel lungo termine sono fondamentali, perchè in più delle volte contribuiscono a costruire equilibri che permettono all’organizzazione di funzionare ed evolvere.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato e come l’hai superata?
La sfida più grande è stata affrontare un anno di cambiamenti organizzativi molto intensi. Il cambiamento inevitabilmente genera disorientamento, soprattutto per chi, come me, tende a ricercare equilibrio e controllo nei contesti in cui opera. Ho capito però che questa sensazione è naturale e che il primo passo per accompagnare l’organizzazione nel cambiamento era accettarlo e metabolizzarlo personalmente. Questa consapevolezza mi ha permesso di affrontarlo con maggiore lucidità ed energia. È stata un’esperienza impegnativa, ma anche molto formativa, sia dal punto di vista professionale che personale.
Se dovessi descrivere con una parola il team con cui lavori, quale sarebbe e perché?
Complementarietà. Nel team HR di Univerce convivono competenze caratteristiche personali, esperienze di vita e lavorative diverse, che in quest’anno di sfide e cambiamenti hanno dimostrato di integrarsi molto bene tra loro. Nonostante la distanza territoriale che ci separa fisicamente, ho avuto la fortuna di incontrare persone speciali, che si danno da fare instancabilmente, sempre pronte ad aiutare, a condividere le proprie conoscenze per far crescere la squadra.
Quali sono tre aspetti fondamentali per chi vuole intraprendere un percorso di lavoro in Impresoft?
Il primo è la voglia di costruire: entrare in un contesto come questo significa avere l’opportunità di creare, anche da zero, nuovi processi, armonizzarne degli altri, contribuendo così allo sviluppo dell’organizzazione nel suo insieme, al di là della singola sede.
Il secondo è la proattività: c’è spazio per portare idee, assumersi responsabilità e dare il proprio contributo.
Il terzo è la capacità di affrontare le sfide con determinazione, senza scoraggiarsi di fronte alla complessità, ma vedendola come un’occasione di crescita.
Se potessi scegliere un superpotere da applicare al tuo lavoro, quale sarebbe?
La capacità di far visualizzare le conseguenze future delle proprie scelte. Nelle organizzazioni molte decisioni vengono prese con l’obiettivo di risolvere esigenze immediate, ma non sempre è semplice coglierne da subito gli effetti nel medio periodo, soprattutto sulle persone e sugli equilibri organizzativi. Poter rendere immediatamente visibile questo impatto aiuterebbe a prendere decisioni ancora più consapevoli e lungimiranti.
Qual è l’aspetto che più ti sorprende del tuo lavoro?
L ’aspetto che più mi sorprende del mio lavoro è la possibilità di crescere insieme all’organizzazione. Da quando sono entrata in azienda, prima in Webformat e oggi in Univerce, ho visto il mio ruolo evolvere progressivamente seguendo i cambiamenti del contesto. In una prima fase il focus è stato quello di contribuire, con impegno e dedizione, alla crescita e alla strutturazione del team interno. Successivamente, con l’ingresso nel Gruppo Impresoft e la nascita di Univerce, il perimetro e le sfide si sono ampliati. Oggi questo si traduce soprattutto nel supportare l’organizzazione e le persone in una fase di cambiamento importante, accompagnando processi, relazioni e nuovi equilibri organizzativi.
Cosa significa per te far parte di un Gruppo come Impresoft?
Significa avere la possibilità di respirare una dimensione più ampia rispetto a quella puramente territoriale vissuta finora. Far parte di un Gruppo consente di confrontarsi con realtà diverse, condividere esperienze e ampliare lo sguardo su modelli organizzativi, competenze e opportunità di crescita.
Qual è la frase che meglio rappresenta il tuo modo di vivere e affrontare le sfide e che consiglieresti a chi vuole intraprendere un percorso di lavoro in Impresoft?
La frase che mi rappresenta è “I care”- "Mi importa, ho a cuore". È un principio che porto con me dall’esperienza scout, significa impegnarsi a lasciare il mondo un posto migliore, l’avere a cuore ciò che si fa e le persone con cui si lavora.
In azienda, quando si manifestano le sfide, per me si traduce nel prendersi responsabilità, contribuire attivamente e costruire relazioni di valore. È un atteggiamento che vedo in molte persone qui dentro e che fa la differenza nel modo in cui affrontiamo le sfide e cresciamo insieme.