L’AI agentica sta avanzando rapidamente, ma i sistemi attuali sono ancora molto lontani dal sostituire il lavoro umano qualificato. L’ultimo benchmark Remote Labor Index (RLI) di Scale AI e CAIS mostra che gli agenti riescono a completare solo il 2–3% delle attività freelance reali, nonostante le aspettative del settore puntino verso workflow completamente automatizzati.
Sebbene l’AI garantisca un reale aumento di produttività e un ROI concreto per le aziende che la adottano con disciplina, il divario tra esecuzione autonoma e performance lavorativa reale resta molto ampio. Capire dove gli agenti falliscono—ambiguità, workflow complessi, mancanza di giudizio, iterazione—e dove invece funzionano—task ripetitivi e strutturati—aiuta le aziende a investire con criterio evitando i miti dell’automazione totale.
Punti Chiave
- Il Remote Labor Index di Scale AI + CAIS mostra che gli agenti completano solo il 2–3% dei lavori freelance reali.
- Il miglior modello ha guadagnato 1.810 dollari su 143.991 dollari disponibili in task.
- Gli agenti falliscono su requisiti ambigui, workflow multi-step, mancanza di contesto e assenza di iterazione.
- Funzionano invece modelli specializzati e supervisionati: piccoli modelli dedicati + un grande modello di orchestrazione.
- I costi nascosti includono latenza, rate limiting, problemi di qualità e overhead di governance.
- Il 74% delle aziende che misurano il ROI della GenAI riporta ritorni positivi.
- I prossimi progressi punteranno su architetture human-in-the-loop, routing intelligente e agenti specializzati per dominio.
Analisi Approfondita
Un Reality Check sull’Automazione Agentica
Il Remote Labor Index è oggi il test più concreto di ciò che l’AI agentica può fare senza supervisione umana. Invece di usare task accademici, gli agenti hanno ricevuto veri lavori pagati da piattaforme freelance: scrittura, ricerca, data entry, design leggero e altre attività comuni. In questi scenari reali, il modello migliore ha completato solo il 2–3% delle attività. In termini economici: 1.810 dollari su 143.991. Un contrasto evidente con chi sostiene che gli agenti possano sostituire intere funzioni lavorative o automatizzare completamente il knowledge work.
Perché gli AI Agent Hanno Fallito
Quattro principali categorie di errori sono emerse:
- Workflow complessi e multi-step - Le attività richiedevano pianificazione, passaggi sequenziali e coordinamento che gli agenti non gestiscono in modo affidabile.
- Requisiti ambigui - Gli esseri umani risolvono l’ambiguità con domande; gli agenti spesso “indovinano” o inventano informazioni mancanti.
- Lavoro basato sul giudizio - Molti task richiedevano priorità, trade-off o conoscenze specifiche del dominio.
- Iterazione e collaborazione - Il lavoro reale comporta revisioni e feedback continui, un punto debole dei sistemi completamente autonomi.
Il pattern è chiaro: i modelli brillano nei task discreti e ben delimitati, crollano quando la complessità aumenta.
Dove gli AI Agent Funzionano Davvero in Azienda
Nonostante i limiti evidenziati dall’RLI, l’AI agentica produce già valore nelle imprese—ma non come autonomia completa.
Le architetture efficaci seguono un approccio strutturato:
- Modelli piccoli e specializzati gestiscono attività ripetitive (routing, estrazione, classificazione).
- Un modello grande di base orchestra i workflow e gestisce eccezioni.
- Supervisori umani convalidano e intervengono quando c’è ambiguità o rischio.
È l’estensione logica delle automazioni aziendali attuali: strutturate, controllabili, prevedibili.
I Costi Nascosti degli AI Agent
Anche quando funzionano, gli agenti introducono costi indiretti, già messi in evidenza dal recente studio di Rate Limited sugli agenti per il coding:
- limitazioni API che frenano la produttività
- latenza che rallenta lo sviluppo
- verifiche di sicurezza e compliance per ogni azione automatizzata
- rifacimenti dovuti a errori sottili
- costi elevati per chiamate frequenti ai modelli
L’autonomia non è mai “gratis”: servono governance e controllo qualità.
La Controprova: la Produttività e il ROI Sono Reali
Il divario tra automazione totale e valore di business è grande, ma non significa che l’AI non sia utile.
Il 74% delle aziende che misurano davvero il ROI della GenAI riporta ritorni positivi.
I benefici principali derivano da:
- aumento della produttività
- generazione contenuti più veloce
- accelerazione dei workflow
- maggiore reattività al cliente
Gli agenti non devono sostituire le persone per creare valore.
Implicazioni per le Aziende
Le organizzazioni devono calibrare le aspettative: gli AI agent non gestiranno interi reparti in autonomia nel breve periodo. Il valore viene dall’augmented work, non dalla sostituzione.
Gli investimenti devono concentrarsi su agenti specializzati per dominio, framework di governance, workflow human-in-the-loop e controllo dei costi. I vendor che promettono automazione end-to-end saranno sempre più valutati secondo metriche concrete e verificabili.
I settori che beneficeranno più rapidamente sono quelli con attività strutturate: customer support, operation finance, documentazione, workflow IT.
Le attività creative, strategiche o ambigue rimarranno guidate dagli esseri umani ancora per molto.
Conclusione
Siamo in una fase di transizione in cui l’AI amplifica le capacità umane ma non può sostituire i professionisti qualificati nella maggior parte dei casi d’uso.
Le aziende che comprendono questa realtà “middle-to-middle”—umani e agenti che lavorano insieme, ciascuno per ciò che sa fare meglio—otterranno i risultati migliori.
Le prossime innovazioni arriveranno da architetture agentiche progettate per specializzazione, trasparenza e collaborazione, non per autonomia totale.