A cinque mesi dall'entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, le imprese italiane sono ancora ferme in sala d'attesa. Il decreto attuativo dell'iperammortamento è stato sì firmato il 4 maggio dai ministri Urso (MIMIT) e Giorgetti (MEF), ma non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. E senza quel passaggio, la misura non è operativa.
Non si tratta di un dettaglio burocratico di poco conto: fino alla pubblicazione ufficiale, alcune disposizioni potrebbero ancora subire modifiche. Il quadro normativo è quindi ancora tecnico, non definitivo.
La Legge di Bilancio 2026 fissava la scadenza per l'adozione del decreto attuativo entro la fine di gennaio. I mesi sono passati e il ritardo si è accumulato per varie ragioni: prima la polemica sulla cosiddetta clausola made in Europe, che avrebbe limitato i beni incentivabili a quelli prodotti nell'Unione Europea, poi le revisioni tecniche tra i due ministeri.
Con la firma del 4 maggio il testo ha concluso la fase interministeriale e il provvedimento è stato pubblicato sul sito del Dipartimento per il Programma di Governo. Ma prima che le aziende possano presentare domanda mancano ancora diversi passaggi:
Secondo le previsioni ministeriali, l'apertura delle prenotazioni potrebbe avvenire entro i primi giorni di giugno 2026, ma i ritardi accumulati invitano alla prudenza. Le imprese farebbero bene a non attendere l'ultimo momento per organizzare la documentazione.
In base alle anticipazioni sul testo firmato — da considerare ancora soggette a conferma — il decreto introduce alcune variazioni rispetto alle bozze precedenti, due delle quali particolarmente penalizzanti per alcune categorie di investitori.
Una delle novità più discusse riguarda i software fruiti in modalità cloud (SaaS): le bozze circolate nei mesi precedenti lasciavano aperta la porta a un'interpretazione più inclusiva, ma il testo firmato li esclude esplicitamente dal perimetro agevolabile. Per le imprese che stavano pianificando investimenti su piattaforme in abbonamento cloud, questo cambia sostanzialmente i calcoli.
Restano invece agevolabili i software installati on-premise o in modalità ibrida, purché coerenti con i requisiti 4.0 previsti dagli allegati di legge.
Il secondo cambiamento di rilievo riguarda la procedura amministrativa. Il decreto introduce cinque comunicazioni obbligatorie da inviare al Gestore dei Servizi Energetici (GSE), una in più rispetto a quanto previsto nelle bozze iniziali. L'aggiunta — richiesta dalla Ragioneria Generale dello Stato — consiste in una comunicazione di fine anno a scopo di monitoraggio delle risorse impiegate.
Il percorso diventa quindi più strutturato e richiede una pianificazione accurata fin dalle prime fasi del progetto di investimento.
Sul piano delle aliquote, l'impianto resta quello stabilito dalla Legge di Bilancio 2026:
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Scaglione di investimento |
Maggiorazione fiscale |
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Fino a 2,5 milioni di euro |
180% |
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Da 2,5 a 10 milioni di euro |
100% |
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Da 10 a 20 milioni di euro |
50% |
Le soglie sono da intendersi su base annuale e non triennale — una precisazione importante per la pianificazione pluriennale degli investimenti. La finestra temporale copre gli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
Va ricordato che l'iperammortamento non è un credito d'imposta: si tratta di una maggiorazione extracontabile del costo ammortizzabile, deducibile ai soli fini IRES/IRPEF, con esclusione dell'IRAP. Il vantaggio non si traduce in un rimborso diretto, ma in una riduzione dell'imponibile fiscale nel tempo.
Nonostante l'operatività non sia ancora partita, attendere non è la strategia giusta. Il tempo che intercorre tra oggi e l'apertura della piattaforma GSE è prezioso per:
Tra le tecnologie che meglio si allineano alla filosofia del decreto, i sistemi MES (Manufacturing Execution System) occupano una posizione di rilievo. Non si tratta di un software amministrativo generico, ma di un'infrastruttura digitale che connette macchine, operatori, reparti e sistemi gestionali in un flusso informativo unico.
Questa natura raccolta dati in tempo reale, interconnessione certificabile, tracciabilità della produzione, risponde in modo diretto ai requisiti sostanziali richiesti per accedere all'agevolazione. E una volta terminato il periodo di incentivo, il valore del MES non si esaurisce: l'infrastruttura dati costruita continua a generare vantaggi competitivi in termini di efficienza, qualità e controllo dei costi.
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Fonti: Informazione Fiscale, PMI.it, EC News, Finanza & Fisco, Confindustria Aquila, Lente Pubblica — aggiornate al 25 maggio 2026.